tempo

Nell’ultimo periodo prendere il treno è un incubo.
Non ho più preso un treno che arrivasse in orario da circa sei mesi. Non uno.
Il problema non è il ritardo in se, che ti obbliga ad accelerare le cose che avresti dovuto fare dopo, una volta arrivato, quanto il tempo che ti appartiene. Nel senso che sono minuti della TUA vita che nessuno ti renderà mai. Venti minuti, un’ora, due ore, tre ore….
Facendo una stima dei ritardi che ho accumulato ho perso almeno 7 giorni di tempo della mia vita nel treno o in stazione, che avrei potuto passare in qualsiasi modo volessi, ad esempio fissando il tronco di un albero.
Se esistesse una giustizia divina questo tempo dovrà essere decurtato, equamente distribuito e ponderato tra tutti i responsabili, dal loro tempo di permanenza su questa terra.
Si tratta solo di bilancio, la very-new-economy.

Visto che la cosiddetta crisi ammazza solo i più deboli, vi rimando a questi due post di carlos, magari qualcuno di voi deciderà di smetterla di credere a Babbo Natale e forse anche io che sono Babbo Natale smetterò finalmente di credere in me stesso: link1; link2.

un ciddì: abe vigoda – skeleton (PPM, 2008)
link: myspace

link: musicomh

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