i want to believe

Non avevo bevuto, o almeno, non più del solito.
Non avevo assunto droghe.
Avere esperienze come quella che ho avuto lo scorso fine settimana fanno rimettere in discussione anche le sicurezze più inattaccabili.
Le mie convinzioni in merito di scienza, religione ma soprattutto geografia sono crollate tutto d’un colpo.
Tutto è iniziato venerdì mattina.
Mi trovavo a Castel di Sangro, con degli amici, uicchend eno-gastronomico.
Una mattina qualunque, un bel sole nel cielo, temperature fresche ma piacevoli.
Abbiamo fatto colazione al bar.
Siamo saliti in macchina.
P. ci faceva strada, doveva sbrigare delle faccende di lavoro e poi saremo stati liberi.
La strada provinciale offriva uno spettacolo bellissimo, i faggi e gli aceri a novembre sono quello che ogni essere privo di immaginazione descriverebbe sul suo blog per evocare l’autunno.
La cosa che più mi ha sconcertato, non è solo l’accadimento in se, bensì il fatto che accadesse in maniera normale. Senza effetti speciali, senza bagliori strani, senza rumori assordanti o sibilii.
Insomma i fatti, e parlo di fatti veri, sono questi:
Tutto ad un tratto guardo il cartello stradale.
"Benvenuti a Isernia".
É stato come un pugno in pieno viso.
Lo so, voi direte che mi sto inventando tutto.
Del resto anche io l’ho pensato di tutti quelli che mi facevano lo stesso racconto.
Ma è un fatto. Ho anche le foto.
Il Molise esiste.
Veramente.
Se da questo momento la vostra fiducia in me è crollata, non me la prenderò se non vorrete più frequentare il mio blog.
Ma non posso, davvero, non posso più tenere nascoste le emozioni che tutto questo ha causato.
Per accertarci che il tutto non fosse una allucinazione abbiamo deciso di fare dei giri nei dintorni.
P. assicura di esserci stato diverse volte ( e ormai non ho motivo per dubitarne).
Dà lui la direzione.
Arriviamo a Frosolone (anche questa cittadina a lungo ritenuta frutto della fantasia fervida dei viandanti, esiste), da qua saliamo su per la montagna, per mangiare alla "Tana dell’Orso", un posto fuori da ogni immaginazione dove due orchi ci hanno servito le prelibatezze della loro terra (che non mi sento di appellare più "immaginaria").
Il prezzo, fuori dal tempo.
Una volta giunto il tramonto decidiamo di lasciare la fascia sannitica.
Non sappiamo se con lo sfavore delle tenebre, ritroveremo il varco che ci ha portato in questa terra leggendaria.
Passiamo i successivi due giorni a berci su.
Ma di quel venerdì, continueremo a parlare, nessuno potrà costringerci a tacere. Il Molise esiste.

un ciddì: bachi da pietra – tarlo terzo (wallace, 2008)

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One Response to i want to believe

  1. anonimo says:

    tu non sei un coglione…tu sei IL coglione…hiihihihihihih

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