Liars + Fol Chen – Roma, Init (13-05-2010)

Diciamo subito che il pubblico di merda di Roma non si smentisce.
Continuo a non capire perché la gente durante i concerti chiaccheri.
Voglio dire, quando vai a teatro o al cinema chiaccheri? Non credo…
Quando segui una lezione chiaccheri? Non credo…
E allora zitto cazzo e ascolta la lezione, al massimo urlando, non chiaccherando.
E poi la gente che si sposta e migra…possibile che vadano tutti al bagno? I concerti che frequento sono probabilmente frequentati da incontinenti…sono già così anziano?
Poi iniziano i Fol Chen.
Il pif che dice che sono “de bocca bona”, e forse è vero, a me sono piaciuti, non eccessivamente, tipo una canzone che derivava pericolosamente verso i Franz Ferinand ho evitato di farmela piacere. Ma complessivamente hanno idee dinamiche e suonano bene,e la tastierista è proprio bella.
Poi inizia la lezione vera e propria.
I Liars. (sito ufficiale qua)
Angus Andrew sale in cattedra con la sua inquietante statura e la enorme magrezza.
Non so di preciso dove sia l’Iowa, ma non mi stupirei di vederlo vestito da contadino appoggiato ad uno steccato che mastica tabacco. E si.
Inizia il concerto più divertente a cui abbia assistito quest’anno.
La line-up è arricchita da basso e chitarra supplitiva (rispettivamente bassista e cantante-chitarrista dei Fol Chen).
Angus è l’idolo della folla, si muove sul palco come si muoverebbe un traliccio dell’enel dotato di vita propria, provoca il pubblico che nonostante gli evidenti limiti risponde.
Grandi regalìe sono state fatte.
Pezzi dei vecchi album rievocati, con nonchalace, autoironia a go-go.
La batteria viene più volte poderosamente molestata da Gross.
Il gentlemen Aaron Hemphill apparentemente innocuo e immobile arriva dritto dritto al cervello coi riff.
Esco contento e soddisfatto, pure dell’acustica dell’Init.
Ieri ho lavorato tutto il dì, nonostante sia tornato alla casa alle 2 del mattino, non ho sentito male alla testa.
I Liars li avevo già inaspettatamente digeriti.

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