digerito

Devo dire che vedere i Marlene Kuntz a Sanremo è stato molto istruttivo.

Vabbè non li ho visti in diretta, li ho visti su iutub.

É stato istruttivo vedere come siano cambiati, musica, testi, atteggiamenti da palco.

No, non mi sono imbarazzato, del resto per me Marlene è morta da undici anni ormai.

E dire che era un gran bel pezzo di band.

Peccato.

Vabbè insomma, ho ascoltato con interesse il brano presentato al festival.

Non c’è male, devo dire che è  perfettamente integrato nel festival, nella sua banale bruttezza. Credo che se avessero voluto qualche minima possibilità di vincere avrebbero dovuto collaborare per lo meno con Enzo Ghinazzi, che avrebbe sicuramente contribuito all’originalità sanremese e alle dichiarazioni alla stampa. Oltre a dare un deciso timbro e stile alla musica che quello del brano kuntziano è peggiore di quella di un qualsiasi spot della tim.

Facendo una comparazione, anche se non mi piacciono molto i confronti, credo che il testo, a differenza di molti altri che in passato hanno vinto, mancasse fortemente di spessore.

Penso ad esempio a “Fiumi di Parole” dei Jalisse.

Per il resto il Godano se non altro a differenza dell’Agnelli ha azzeccato la tonalità d’inizio, ma del resto non era difficile visto che sussurrava la canzone tra se e se.

In effetti forse sarebbe stato meglio se avesse inciso il pezzo nella sua cameretta e se lo fosse ascoltato tutto per se in modo egoista (un po’ come si dice faccia di tanto in tanto Tom Yorke). Spinto dalla curiosità morbosa, quella che ti fa tenere aperti gli occhi pure quando ci sono cose schifose da vedere, ho sentito pure il duetto Smith – Godano. Patty è sempre lei, imponente, forte, carica. L’apporto di Godano alla canzone non ha potuto non farmi sorridere, poi ridere, poi sghignazzare. Un po’ l’effetto che mi ha fatto questa versione di Personal Jesus. Ti prego, evitalo.

Voglio chiudere questo post con un eccezione.

Riporto copia incolla due testi, quello dei Marlene Kuntz e quello dei Jalisse, perché mi piace rendere chiaro il concetto che voglio esprimere:

Canzone per un figlio – Marlene Kuntz

La felicità non è impossibile
La stupidità la rende facile,
Come un’ebbrezza effimera che può imbrogliare
Fino a non capire che può fare male la sua vanità
Se sai bene ciò che fai
La felicità sarà sempre raggiungibile
Se non sai quello che vuoi
L’infelicità sarà spesso incomprensibile
Se davvero sai chi sei la felicità… sarà dentro di te
La felicità sorride attonita,
Con ingenuità e un largo brivido,
Alla bellezza eterea che sa incantare
E alla poesia che ci fa sentire la forza della bontà
Se sai bene ciò che fai
La felicità sarà sempre raggiungibile
Se non sai quello che vuoi
L’infelicità sarà spesso incomprensibile
Se davvero sai chi sei a felicità sarà desiderare ciò che hai
Dentro, in fondo all’anima
Dentro di te

Fiumi di parole – Jalisse

ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah

Mi aspetto mille scuse
come sempre da te
sei un fiume di parole
dove anneghi anche me
che bravo che sei
ma questo linguaggio da talk show
cosa c’entra con noi.
Provo l’unico rimedio
che adotto da un po’
la mia testa chiude l’audio
la storia la so.
Sei fatto così
dovrei limitarmi oramai
a dirti di sì
Fiumi di parole
fiumi di parole tra noi
prima o poi ci portano via
ti darò il mio cuore
ti darò il mio cuore se vuoi
se puoi ora parla con lui
ora parla con lui.

Tu che gridi in un dialetto
che non è il mio
io che perdo il tuo rispetto
sarebbe meglio un addio
è come in un film
il classico film dove lei
farà la pazzia
Fiumi di parole
fiumi di parole tra noi
prima o poi ci portano via
ti darò il mio cuore
ti darò il mio cuore se vuoi
se puoi ora parla con lui
Vorrei fermare un’immagine
sentirla entrare dentro di me
un tuo silenzio più complice
vorrei.

prima o poi ci portano via
ti darò il mio cuore
ti darò il mio cuore se vuoi
se puoi ora parla con lui

Fiumi di parole
fiumi di parole tra noi
prima o poi ci portano via
ti darò il mio cuore
ti darò il mio cuore se vuoi
se puoi ora parla con lui
ora parla con lui
ah ah ah ah

Fiumi di parole
fiumi di parole tra noi
prima o poi ci portano via

Fiumi di parole

un ciddì: die antwoord – $o$ (2010)

link: wikipedia

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