gincrisis

Mi sveglio alle 6.

Non perché ami le 6 del mattino.
Ma perché è vero che l’aereo è all’una, ma c’è trenitalia tra me e l’aeroporto.
Dalla stazione all’aeroporto prendo l’autobus.
Il co-conducente parla della crisi, a voce molto alta, con accento campano, disturbando il mio libro.
Dice che la moglie non capisce che bisogna tagliare le spese.
Per convincere l’autista, il co-conducente chiama la moglie.
Le fa una scenata davanti a tutti passeggeri.
Le dice che deve mangiare di meno.
Le dice che deve fumare di meno.
Ho un po’ la nausea.
Questa volta lo prendo, l’aereo.
Finisco il sudoku ma non il libro.
Dormo.
Incontro BigGingi.
Prendiamo la macchina in affitto e partiamo per Huelva.
BigGingi ha una predilezione per gli hotel con vista supestrada e autostrada.
E per i locali-mangiatoia.
Dice che sono più comodi.
Non lo metto in dubbio.
Gli hotel con vista autostrada sono senz’altro più comodi.
Indubbiamente.
Così prendiamo un hotel con vista autostrada.
Brutto quanto basta ma con frigobar gratuito.
Andiamo a cena.
Huelva è pure brutta, ma ben curata, un po’ come una fiat duna di un iscritto al fan club della duna.
Cena ottima, pesce, con un ottima bottiglia di vino bianco.
BigGingi, dopo il digestivo mi dice: ma ti andrebbe un gin tonic?
Il BigGingi che non ti aspetti.
Nel giro di due gin tonic, mi svela tutto quello che sa sul gin tonic e su quanto siano preparati all’eventualità in Spagna e quante varianti conosce.
Ha ragione.
Ci sono almeno otto tipi diversi di acqua tonica da scegliere.
E non so quanti di Gin.
Mi sento un principiante.
Ci scoliamo quattro gin tonic; faccio scegliere a lui le varianti, dopodichè il ricordo successivo è la stanza d’albergo con vista autostrada alle 8 del mattino dopo.
Tento di spiegare a E per telefono perché il gintonic fosse così buono e che scelta di tonica ci fosse in Spagna.
Mi risponde che è inutile che la butti sul culturale, che tanto la sera prima, quando ci eravamo sentiti, si sentiva benissimo che ero fradicio.
Telefonato? Non ricordo…
In testa ho il quadro vivente di una scuola dell’infanzia di duecento bambini col tamburello in mano, disegnati da Picasso e rifiniti da Fontana.
Non basta la doccia.
Non bastano nemmeno due caffé.
Non basta neppure la colazione salata abbondante.
BigGingi compare solo un’ora dopo.
Non parla.
Sta malissimo.
Ha il colore del cielo invernale di Viterbo alle 6 del mattino.
La mattinata è drammatica.
Saliamo in macchina col tizio del posto, un Pedro.
Ci deve far vedere dei luoghi.
I luoghi sono lontanissimi.
Strade lunghe, strette, montagnose, curvilinee.
200 Km di incubi con lo stomaco che cerca continuamente di uscire dalla bocca.
Sopravvivo, ma lavorare in queste condizioni corrisponde alla mia idea di inferno.
Andiamo a pranzo.
Si aggiunge un’altro Pedro (Pedro2)
Si parla della crisi.
Pedro2 dice che con gli amici hanno un codice.
Appena si vedono, subito dopo che si salutano dicono “No se habla de la Cosa”
La Cosa è ovviamente la crisi.
Sono d’accordo, gli dico che copierò ed esporterò l’espressione.
Non ne posso più di parlare e sentir parlare della crisi.
É come parlare del terrorismo internazionale o di Babbo Natale.
Così, non si parla della Cosa.
Ci spostiamo a Siviglia in serata.
BigGingi ha il suo volo la mattina dopo molto presto, così sceglie un hotel accuratamente.
Bordo autostrada e pista d’atterraggio a meno di un chilometro.
Peccato che il “bordo autostrada”, non coincida con “facile da raggiungere”.
Ci mettiamo un’ora di bestemmie per arrivare al parcheggio dell’hotel.
Io mi faccio accompagnare in centro.
Voglio un hotel in un posto dove se ti affacci alla finestra vedi persone.
Ceniamo assieme.
Torno al mio albergo.
BigGingi con la puntualità di equitalia, mi telefona dopo 3 minuti quando mi sono appena seduto sulla tazza del cesso.
Non trova più la macchina nel parcheggio.
Cazzo, ma allora esiste veramente qualcuno più distratto di me!
Certo la resaca da gin non aiuta nemmeno lui, ma BigGingi troverebbe difficoltà ad orientarsi in un ascensore..
Il giorno dopo ho il volo tardi, verso le 8.
Mi perdo a Siviglia.
Molto bella, a parte una enorme struttura modulare che mi ricorda un enorme sputo.
Faccio qualche foto
Ma mi perdo davvero.
Poi inizia a piovere.
Poi inizia a diluviare.
Decido di aver visto abbastanza.
Decido di smetterla di perdermi.
Torno in albergo a prendere la valigia.
Ho l’aspetto di un fazzolettino da naso usato.
Fortunatamente ho ancora un cambio.
Torno in Italia.
Autobus all’italiana, albergo all’italiana, metropolitana all’italiana e treno all’italiana.
Casa.
Non so fra quanto tempo potrò bere nuovamente del gin tonic.
E non perché sia più istruito in materia.

un ciddì: mono – for my parents (2012)

link: wikipedia

L’HôtelWikipedia: L’Hôtel is a 4-star luxury hotel in Saint-Germain-des-Prés, Paris.

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