sorpresa

“Signori, non va bene, non va affatto bene”.

L’assemblea osserva il direttore che con monociglio in posizione grave accentua la mimica facciale preoccupata.

“Da un anno ormai, il servizio pubblico di trasporti sardo, sta andando verso l’inesorabile sufficienza, gli autisti non bevono più come un tempo, la flotta degli autobus è stata rinnovata nostro malgrado e nonostante i nostri sforzi, i caparbi utenti aiutati da un team di matematici sono riusciti a decrittare i nostri orari. Questo non va affatto bene, se usciamo dalla media nazionale, rischiamo di perdere anche quest’anno il campionato”

L’assemblea rimane in un colpevole silenzio, mentre il direttore continua.

“Dobbiamo assolutamente rinnovare i nostri sforzi. É vero, siamo nel ventunesimo secolo, ma ci deve pur essere un metodo per rigettare i trasporti isolani nel caos, nelle nebbie degli anni ottanta e novanta, quando al solo nominare la parola ‘Arst’ le anziane del paese scappavano in chiesa a dire i rosari.”

Timidamente un ragioniere si alza in piedi dal fondo dell’ampia sala.

“Potremo sempre metterci d’accordo con l’ANAS per creare dei lavori in corso, di quelli che durano per un tempo infinito, tipo le tubature o la fibra ottica…”

“Stolto!!! Come osi!!!” Tuonò il direttore.  “Ma davvero in questi anni di servizio non hai capito nulla? Se coinvolgessimo l’ANAS non vinceremo noi il campionato ma loro! Imbecille!!! GUARDIE! Gettatelo nella gabbia dei mufloni”

“Noooo, i mufloni nooooo…”

Il ragioniere viene trascinato via urlante.

Dal fondo della sala, nell’angolo buio si sente una risatina infantile, malefica da far raggelare il sangue. Tutti si voltano verso di Lui, il Sommo Consulente!
Giravano voci strane sul consulente, si dice che sia figlio di un usciere della regione e di una impiegata delle poste, e che sia stato partorito nei sotterranei del catasto in una notte senza luna.

La sua efficienza nel complicare le cose semplici é tale che il suo nome viene sussurrato con rispetto persino nel ministero.

“Io so!”

Prorompe non riuscendo a trattenere le risa che scoprono i denti d’oro immersi nella bianca pinguetudine del viso.

“Io so, cosa fare…era una carta che avevo tenuto in serbo per i trasporti laziali…ma dieto un congruo compenso sono pronto a risolvere i vostri problemi, almeno in attesa del completamento dell’ Arma Finale! Vi permetterò di prendere tempo per almeno tre anni, durante i quali il salto sarà di almeno 20 anni indietro nel tempo…e tutto questo solo …grazie a un uso idoneo della tecnologia!!!Ah!Ah!Ah!Ah!Ah!Ah!”

Gli astanti rimangono impietriti di fronte a tanta cupidigia.

Il solo nominare l’Arma Finale fa aumentare i livelli di salivazione del direttore.

L’Arma Finale! Il progetto definitivo, il Caos materializzato, la Vittoria perpetua del campionato.

Un progetto supersegreto i cui dettagli sono sconosciuti al direttore stesso.
Nemmeno la Calabria finora ha osato tanto.
Il Super-Postale RI437 ovvero Super-Postale Random-Invisibile, un mezzo assolutamente mimetico, silenziosissimo. Arriva alle fermate in un orario random stabilito volta per volta da un computer comprato di seconda mano dalla NASA e nascosto nei sotteranei del nuraghe di Barumini. Essendo silenziosissimo e invisibile, i potenziali passeggeri che lo aspettano, non si accorgono nemmeno di avercelo davanti.
Così l’autobus arriva e riparte completamente vuoto, e solo mentre riparte diventa visibile per gettare nello sconforto più totale anche i più speranzosi aspiranti alla civilizzazione.

Il numero 437 nella sigla non ha nessun significato, serve solo ad enfatizzare la segretezza del progetto.

“Sentiamo dunque…orsù, Sommo, descrivetreci con parole semplici quale nuova trovata avete partorito dalla vostra fertile e perfida mente, per permetterci di prendere tempo anche solo per un altro anno…prima del completamento del Super-Postale RI437”

“He he he…si tratta di un cavillo, maestà…”

Quando il Sommo da del voi al direttore e lo chiama maestà, significa per lo meno una cifra a sei zeri.

“Il metodo che ho elaborato è geniale! Permette al contempo agli autobus di arrivare in orario…ai passeggeri di rimanere a terra…e a noi di avere coscienza pulita!”

“Orsù dunque, parlate! Ve lo ordino!”

“Si tratta…”

Il Sommo assapora con gli occhi semichiusi l’attesa negli sguardi atterriti dell’assemblea. L’odore di ascella causato dalla tensione si fa d’un tratto insopportabile

“Si tratta…della Biglietteria Elettronica! Una ed una sola biglietteria elettronica, messa nei punti strategici…i Porti! Gli Aeroporti! Le stazioni! Immaginate centinaia, migliaia di passeggeri che fuoriescono dal copioso ventre della nave per riversarsi contemporaneamente verso la vecchia biglietteria trovandola chiusa…sostituita dalla Biglietteria Elettronica! Una e solo Una….Ah!Ah!Ah! Solo i primi tre-quattro più fortunati e più veloci riusciranno a fare in tempo a dotarsi di biglietto! Tutti gli altri resteranno inesorabilmente a terra…Ah!Ah!Ah!Ah!Ah! Senza contare….senza contare che in questo modo favoriremo il fiorire di focolai di violenza tra passeggeri stremati già dal viaggio in nave che saranno disposti a far scorrere il sangue in cambio di un posto sull’autobus che li riporti a casa! Ah!Ah!Ah!Ah!……”

Il direttore rimane in un insolito silenzio…poi sorride…poi ride sonoramente.

“Mi avevano detto che voi eravate il migliore Sommo…le confesso che in passato ho dubitato delle dicerie sul vostro conto…ma alla luce di quanto state facendo per noi…sono felice! Vi meritate ogni singolo lingotto d’oro…”

Il direttore solleva il calice, ricolmo di vino maturato per vent’anni nel radiatore di un autobus fiat del 1948.

“Signori! In alto i calici! Quest’anno il campionato sarà nostro!!!”

L’assemblea si alza brinda col direttore, poi ordinatamente nell’uscire dalla sala si genuflette davanti al sommo, avvolto nella sua tunica di seta bianca.

un ciddì: tim hecker – ravedeath, 1972 (Kranky, 2011)

link: wikipedia

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