musica

Perché non è che mi aspettassi che Kinshasa fosse Addis Abeba e che appena sbarcato avrei trovato gli ex con Getatchew Mekurya.

E infatti la musica che ho ascoltato qua in giro è piacevole come il rumore del segaossa in macelleria.

La possiamo dividere in due comodissime categorie pregiudiziali, più una terza opzionale e politicamente corretta.

1-La musica per i bianchi: la si può ascoltare per radio o nei locali piu trendy tra gli espatriati, normalmente dei normalissimi bar, dove però la birra costa 5$ anziché 1$ e la musica ha la seguente playlist, normalmente:  musica anni ’80 brutta, quella disco ma banale, musica anni ’90 brutta, quella disco ma banale, musica contemporanea brutta, quella disco ma banale, per intenderci, tutte le sere  e dico tutte le sere : donna summer, shakira, village people, rihanna, più altri nomi che fortunatamente non occupano i miei neuroni . Il DJ più smaliziato può addirittura arrivare a farvi ascoltare verso le 2 del mattino dei pezzi indie come “one more time” dei daft punk, e “familiar feelings” dei moloko, che sicuramente sono dei pezzi che adoro, ma corrispondono più o meno a due boccate d’aria viziata quando sei immerso in un barile di merda. Solo molto raramente e solo dopo mezzanotte, se trovi il DJ giusto puoi ascoltare dell’innocua elettronica o pseudo techno con la quale comunque puoi ballare senza troppo fastidio.

2-La musica congolese: Passo volentieri le serate nelle discoteche congolesi, sono decisamente migliori di quelle per expa, solo che non ci posso andare troppo spesso, ma non perché non voglia, è per lo più un problema di salute mentale e fisica. La musica congolese notturna è per la maggior parte rumba. Poi ancora rumba e rumba. Passata altissima dalle casse strombate. Altissima vuol dire insopportabilmente alta, così alta che ti sembra di sentirla coi denti, con lo stomaco, con le ossa. La qualità di riproduzione del suono mi ricorda quella delle bambole parlanti in vendita negli anni ottanta (“ciao io sono Barbara, giochiamo assieme?” Sono proposte che ti segnano a vita). La rumba di per se non è così male, se non fosse che è rumba. Sempre uguale, sempre uguale, sempre uguale. Se voglio qualcosa sempre uguale mi ascolto qualcosa che mi piaccia tipo sheet of easter degli Oneida.

3- La musica suonata: di solito ha un buon livello, certo ci sono spesso insormontabili difficoltà tecniche, tipo che le corde delle chitarre sembrano essere state immerse in acqua di mare er tre mesi, o che le pelli delle batterie spesso sono di cartone. Ma la buona volontà che ci mettono è impressionante, impressionante ed effimera. Un pezzo non sarà mai uguale a se stesso. E un evidente limite, il contesto: ascoltare lo stesso pezzo live qua, non avrà mai la stessa potenza altrove.

Per non pensarci, giusto in tempo, un ciddì: fine before you came – come fare a non tornare (Legno/La Tempesta – 2013)

link: official/free download

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