spaghetti

Non è un periodo felice per la pasta.

I segni premonitori ieri c’erano tutti, ancora una volta.

7 corvi nel cielo buio pesto.

I brividi lungo la schiena.

La vacca degli Smitherson che muggisce mamma mia degli abba.

Un’ algerina che si offre di cucinare la pasta.

E chiede di portarle quattro cipolle, ingrediente principale. Alle 8 di sera.

Essendo l’unico italiano so gia che a cena gli sguardi saranno incentrati sul mio piatto.

Arrivo, e ovviamente nessuno ha messo su l’acqua.

Ciononostante, misteriosamente, in soli quindici minuti arriva il piatto da portata a tavola: spaghetti in bianco con degli inquietanti pezzettoni di cipolla sopra, all’apparenza crudi.

Il tutto abbellito da degli indefinibili cosi verdi-nerastri.

La cuoca assaggia per prima.

“Mmmm, accidenti, manca un po’ di sale, ho fatto caramellare troppo le cipolle con lo zucchero, copre pure il sapore del basilico”

Io imputo immediatamente la frase appena sentita ad un allucinazione acustica causata dal vino scadente appena bevuto o ad un’aneurisma cerebrale o ad’una precoce demenza senile e quindi sorrido.

Poi assaggio.

E non sorrido più.

Per tutta la cena.

Per evitare di lasciare gli spaghetti sul piatto ho dovuto coprirli con un peso uguale di formaggio.

Sorpresa, ci sono anche degli spaghetti.

Al “pomodoro”.

La versione politicamente corretta di me vi dirà che per gli stranieri il sugo è buono anche solo preparandolo riscaldando in padella la passata di pomodoro con un po’ di zucchero, del resto i gusti non si discutono.

Fortunatamente la mia versione politicamente corretta oggi è stata a casa con atroci dolori allo stomaco.

La cosa più carina che mi viene a dire sugli spaghetti di ieri sera è che erano orribilmente scotti.

Ometterò di dire quello che penso sul palato dei commensali, vi basti sapere che non potrei dirlo in chiesa ne a tavola senza farvi vomitare.

Dopo aver letto questo post mi sento:

  1. Vissani
  2. Babette
  3. Antonella Clerici
  4. Pellegrino Artusi
  5. Suor Germana (tua!)

un ciddì: john zorn, dave douglas, rob burger, bill laswell, mike patton, ben perowsky – the stone: issue one (Tzadik, 2006)link: wikipedia

Advertisements
This entry was posted in Kinshasa. Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s