Mbandaka

Mbandaka è un’altra città con la K.

É il capoluogo dell’Equatore, il territorio con più fiumi e foreste che io abbia mai visto.

All’arrivo a Mbandaka ti accolgono subito degli infermieri festanti che armati di termometri ad infrarossi cinesi prendono la temperatura a tutti, per via dell’ebola.

L’albergo dove sono alloggiato è arrivato terzo al festival del Kitch di Mompracem.

Lampadari dorati a goccia, babbo natale a grandezza reale in vera plastica e con sax, delfini di plastica nella piscina dalle acque torbide. Ma niente acqua ne luce. Il tutto per soli 80$ a notte.

A Mbandaka non c’è corrente elettrica di rete.

Così si accendono ogni giorno alcune migliaia di gruppi elettrogeni, con grande soddisfazione dell’unico distributore di benzina.

A Mbandaka non c’é neppure acqua corrente.

Così Chen (nome di fantasia di un amico cinese conosciuto a Mbandaka) mi spiega sconcertato che non capisce perché un albergo situato di fronte ad uno dei fiumi dalla portata più grossa al mondo non abbia acqua corrente.

E si chiede Chen  perché in un posto con così tanta luce non si usino i i pannelli fotovoltaici invece della benzina per produrre energia elettrica.

Chen è qua da poco.

Non sa.

Non sa che non bisogna mai chiedersi il perché in Congo.

Chen ha un interprete Congolese, il cui padre è stato un illuminato. Gli ha fatto studiare ingegneria in Cina. Profonda ammirazione e rispetto da parte mia.

Forse l’urlo di Chen prima o poi terrorizzerà l’occidente africano.

Lavoro.

A Mbandaka non ci si da la mano nemmeno alle riunioni e si limitano fortemente i contatti umani.

Ci sono bidoni per lavarsi le mani un po’ d’appertutto nei posti pubblici.

Ma ci si scherza su parecchio.

Tutto va bene finché non cerco di scendere dall’aereo a Kinshasa.

Non possiamo scendere, non subito, l’isteria collettiva ha deciso che chiunque provenga da Mbandaka deve essere visitato.

Il governo si è pure inventato una tassa aeroportuale ad hoc, così dopo un’improbabile tassa statistica da 5 dollari ecco una tassa medica da 8 dollari.

Ma l’equipe medica non è sul posto.

Arriva dopo un ora un signore in giacca e cravatta che si presenta come uno del governo.

Ci dice che ci metteranno in quarantena.

Gli faccio cortesemente notare che visto che mi parla dalla distanza di trenta centimetri anche lui dovrà essere soggetto alla quarantena, visto che se sono infetto l’ho sicuramente contagiato.

Cambia immediatamente idea e si allontana velocemente.

Un uomo armato di guanti gialli di quelli per lavare i piatti e di una mascherina da falegname ci indica l’infermiera.

Ci dice dalla distanza di tenerci lontani e di stare calmi anche se l’unico visibilmente terrorizzato è lui.

L’infermiera, armata del famoso termometro a infrarossi di qualità e certificazione cinese ci fa lo screening.

Il termometro sembra un po’ il taser di star trek, e probabilmente ha la stessa funzione di scena.

Siamo tutti sani, decreta la scrupolosa visita medica.

Dopo cnque minuti siamo fuori dall’aeroporto in macchina verso casa.

un ciddì: joan of arc –  joan of arc presents: guitar duets (2005)

link: wikipedia

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One Response to Mbandaka

  1. Pingback: Mbandaka 2 | zamba!

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