quindicichili

Voci di corridoio dicono che il capitano stia per abbandonare la nave.

Che sia gia sul ponte in attesa dell’elicottero.

Fa piacere vedere che ogni paese ha i suoi Schettìno.

Kinshasa la belle è un po’ irrequieta negli ultimi giorni.

“Kinshasa la belle” è opinabile.

Feisbuc non funziona. Poco male, tanto non ci interessa.

Nemmeno linkedin (non si sa mai che qualcuno mi cerchi per un lavoro in un ufficio tranquillo, tipo a ginevra).

Nemmeno wikibooks, ma questa non l’ho capita.

Fortunatamente il porno passa regolarmente.

E comunque, per chi vuole, per bypassare le restrizioni c’è sempre tor browser. E vaffanculo ai censori in soli 5 minuti.

Skype non funziona.

Twitter nemmeno.

Whatsapp misteriosamente si, a tratti.

WordPress è accessibile a tutto, anche alle mie cazzate.

La connessione telefonica dati è morta da giorni, ma fattura regolarmente.

Non c’è modo di fare pagamenti attraverso POS.

Misteriosi spostamenti di mezzi si effettuano nottetempo.

In caso di evacuazione d’emergenza potrò portare con me quindicichili di bagagli e lasciare che il resto venga saccheggiato.

Avrò cinque minuti per prepararlo.

Ok, quindicichili a cosa corrispondono, vediamo un po’.

Mente locale.

La birra posso trovarla ovunque, la escludo.

Il gruppo elettrogeno appena comprato pesa cento chili, non riuscirei a farlo passare credo.

Nemmeno con la mia faccia da culo di italiano che cerca di salire a bordo di un Ryanair con nonchalance con una pecora morta al collo, facendola passare per una sciarpa di Prada.

Che sarebbe comunque credibile.

Lo stesso dicasi per il frigorifero, a meno che forse non riesca a convincere che la birra sia in realtà un farmaco salva-vita.

I santini comprati a Palermo, tra cui Ratzinger e Padre Pio ci stanno di sicuro, anche se portano sfiga.

A parte l’ultimo Zerocalcare, tutti i fumetti sono al sicuro in Italia.

E Zerocalcare me lo porto.

Computer e hardisk(s), si , tutti e tre. Nell’ordine: Musica, Lavoro, Film.

La chitarra. Beh i casi sono due: o la affido a qualcuno che vive in un bunker, o cerco di farla passare tra i quindicichili con la faccia da italiano sul Ryanair.

I documenti sono pochi, ok li porto.

I libri di lavoro. Boh, li sotterro, in attesa di venire a recuperarli.

Formaggi e salumi e pane carasau, tipico corredo di ogni sardo emigrato, potrebbero essere un’ottimo spuntino da offrire in aereo.

Anche se visto che la corrente manca molto spesso, i formaggi producono l’odore di un’arma chimica pericolosissima o delle allstar di un adolescente in piena spremuta ormonale.

Un grande quadro che abbiamo comprato qualche mese fa. Boh.

Potrei trasformarlo in un fontana.

O bruciarlo come gesto di ribellione all’impenetrabilità dell’arte contemporanea.

Mi pare che ci sia tutto.

Ah già, devo aggiungere un paio di mutande, non si sa mai.

un ciddì: matthew dear – black city (Ghostly International, 2010)

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