kinkole

Quanta disperazione e quanto dolore c’é nel lunedì mattina.

Lo senti nei tubi di scappamento delle auto, nei saluti a mezzabocca.

Lo vedi negli occhi cisposi e attraverso gli occhi cisposi.

Quando diventerò sindaco del mondo il lunedì mattina inizierà alle 11.

Sabato sono stato a Kinkole.

Kinkole è un posto subito dopo l’aeroporto di Kinshasa.

E già a dirlo viene il malditesta.

Poi l’appuntamento è alle 10 del mattino con gente di nazionalità varia.

Per cui sai già che partirai con tre ore di ritardo.

Poi ti aspetti quello che succederà, ma masochisticamente e silenziosamente ti metti in macchina.

Dunque si parte alle 13.

L’ora migliore per godere appieno del traffico della città. In direzione dell’aeroporto a quell’ora, tra macchina e macchina non ci passa una mano. Destra sinistra avanti dietro, se fosse possibile pure sopra e sotto.

E per aumentare il brivido e ridurre la calura tropicale, ecco qualche tentativo di attraversare la strada che meriterebbe la sponsorizzazione della redbull.

Non so per quale motivo, ma alcuni attraversano senza guardare, a testa bassa fissano l’altro lato della strada e iniziano a correre…o meglio corricchiare, con un passo fintamente veloce. E tu devi giocare a schivarli. Un Carmageddon al contrario.

Poi si arriva a Kinkole. Kinkole è il contrario di un posto bello e piacevole e accogliente e rilassante, quello che non ci vuole dopo un’ora di bestemmie nel traffico.

Appena scendi dalla macchina una folla abbastanza insistente al limite del tartassamento di coglioni Vanna Marchi Style vuole venderti cappelli di paglia, fazzolettini, medicine, bastoncinidilegnochemessinellacquaebevutirizzanoilcazzo, fazzolettini, bastoncinidilegnochemessinellacquaebevutitolgonolemorroidi, fazzolettini, cibivari e fazzolettini.

Già la rumba congolese trasuda dai woofer cinesi a volume eccessivo pure per un rimastino dei rave, e io non lo sono.

Ci facciamo una passeggiata, nel fango, a vedere le baleniere, gigantesche barche di legno che percorrono il Congo cariche di persone, di cose, di animali, di nomi e di città.

La puzza di immondizia è superata solo dal rancido del fango e dal piscio.

Ci sediamo a mangiare. A Kinkole puoi mangiare un ottimo liboke e la migliore kuanga del mondo. Il liboke è pesce di fiume cotto nelle foglie di banano. Il kuanga è manioca fatta a gallette gelatinose che sa di acido. Non impazzisco ne per l’uno ne per l’altra.

Ma la gita ha una deviazione culinaria inattesa: Termiti fritte e spiedini di grilli e la Mbika, zucca cotta nelle foglie di banano (me ne porto pure a casa). Che ci crediate o no, sono stata la parte inaspettatamente più bella e divertente del pranzo.

L’umore migliora un po’.

Poi arriva un puparo congolese con un improbabile marionetta, fatta a mano, alla quale fa fare un twerking da olimpiade. Rido.

Inizia la proiezione della partita di calcio tra i due conghi.

Decido che per vari motivi l’inizio della partita è il momento migliore per tornare a casa. Il risultato finale del match potrebbe avere ripercussioni poco carine sulla salute di molta gente, noi compresi.

6 ore fuori casa. Di cui due nel traffico.

La prossima volta che qualcuno mi propone una gita appena fuori Kinshasa devo ricordarmi di strizzarmi forte i coglioni fino a piangere forte, prima di dare una risposta.

un ciddì: nicolas jaar – space is only noise (Circus Company, 2011)

link: wikipedia

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