Robottoni

Lo sai? A Kinshasa ci sono dei robottoni antropomorfi per dirigere il traffico, anche se il termine traffico non é assolutamente esaustivo.

Robottoni che assomigliano molto ai robottoni giapponesi degli anni ottanta.

Si girano, segnalano rosso giallo e verde e parlano.

La gente li rispetta, molto più dei vigili in carne ed ossa, per ovvie ragioni.

Non dicono “vivo o morto tu verrai con me” perché non sono semoventi.

Sono alti due metri.

E hanno anche gli occhiali da sole.

Hanno 4 telecamere una per ogni lato.

E sono made in Congo.

Apparentemente.

Ne ha parlato anche la stampa internazionale: quà, quà e quà.

Una cooperativa di donne li avrebbe ideati e progettati.

Infatti proprio all’altezza del pisello robot c’é scritto “Woman Technologies”.

Sabato la mia coinquilina della polacchia mi ha regalato un biglietto per andare a vedere dove li fanno.

Abbiamo conosciuto gli ingegneri, , abbiamo sentito le spiegazioni, abbiamo fremuto toccando la fredda pelle dei robottoni e osservando le rifiniture.

Nella stanza “design” non si poteva entrare perché chiusa (e sbirciando si vedeva che era abbastanza vuota).

Nella stanza laboratorio non si poteva entrare per motivi di sicurezza (sbirciando si poteva vedere solo un gruppo elettrogeno in un pavimento di cemento).

La stanza della videosorveglianza facendo due conti coi volumi era di circa un mezzometro quadro.

Ma quello che più colpisce é l’assenza di qualsiasi cosa possa assomigliare a un attrezzo per assemblare un robot. Che ne so, un cacciavite, un martello, una pinza, un bullone. Nessun operaio che bestemmia.

Risulta abbastanza chiaro che quello che abbiamo visto era un fake. Una finta fabbrica. Un po’ come quando i bambini si infilano nelle scatole o sotto il tavolo e dicono: “Presto sali nella mia astronave che stanno arrivando i raggi cosmici” (si, sono una vittima di Spazio 1999).

All’uscita avevo un po’ l’amaro in bocca, ero un po’ deluso diciamolo, ma fortunatamente ho incontrato Michael Jackson che mi ha risollevato il morale.

Non so dove vengano assemblati i robottoni.

Forse in una superbase segretissima trenta metri sotto l’acqua del Congo, da cui un giorno usciranno volando.

Forse più probabilmente in un posto non bello e polveroso con galline che scorrazzano e panni stesi. Ma l’avrei preferito.

Prima o poi forse i Robottoni lanceranno dei razzi per distruggere chi passa col rosso.

Prima o poi magari tracceranno le targhe con un sistema automatico di riconoscimento.

Prima o poi sicuramente chiuderanno un occhio se gli infili una mancetta nell’apposita fessura.

un ciddì: lightning bolt – ride the skies (Load records, 2001)

link: wikipedia

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