tropicana

Dopo una settimana passata a gironzolare in quattro isolette dell’oceano indiano, ho preso il colore del legno stagionato.

In realtà è stata una luna di miele in ritardo.

È stato alquanto riposante staresene a bagno nell’acqua tiepida, mangiare pesce a volontà, camminare nelle foreste di palme, vedere tartarughe giganti, pedalare in un isola vietata alle macchine, vedere paesaggi e colori che sembrano non esistere nella realtà.

Il piccolo punk ha dato segni di apprezzamento allo stare nudo tutto il giorno.

Siamo stati pure adottati da uno dei padroni di casa che ci ha preparato un’ottima cena. Ogni sera.

Abbiamo conosciuto un conterrone di E. che abita li da un bel po’.

E ci sta bene.

Anche perché contrariamente all’Italia, lì c’é ancora l’antica usanza di pagare qualcuno quando lavora.

Mi stupisco sempre di quanto la birra sia più buona se bevuta ai tropici.

E comunque ce lo meritavamo.

Sapevatelo, nonstante sia un paradiso alle Seychelles c’è però un tristissimo ed enorme problema di eroina tra i giovani.

Ah, se me lo state chiedendo, no, non mi faccio schifo.

E poi tornando c’é un nuovo disco degli oneida da ascoltare come se non li avessi mai sentiti.

Soon.

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Svaccanza

Una settimana.

Non mi sono fermato da Agosto, quindi una settimana di Svaccanza me la prendo.

Impacchetto moglie e piccolo punk e si va al Mare.

Quello serio.

Se non mi piace troppo torno tra una settimana.

L’interruttore cerebrale verrà acceso nella modalità Bonobo tra secondi 10, 9, 8…

un ciddì: mamuthones – fear of the corner (Rocket recording,2018)

link: bandcamp

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adua

Domani  è la ricorrenza della battaglia di Adua.

Miserabile sconfitta e apoteosi di una campagna di guerra inutile, dannosa e ridicola.

Oggi ho fatto gli auguri ai miei colleghi e loro hanno risposto, anche a te anche se siete stati sconfitti.

Gli ho risposto che chi era stato sconfitto lo ha meritato. Molto meno lo hanno meritato i circa seimila esseri umani mandati al macello (molto poco volontariamente) e i circa 6000 etiopi che si difendevano.

E lo sconfitto, nonostante non sapesse usare le cartine geografiche ne é comunque uscito pulito. E comunque ne é uscito vivo.

E comunque io sono felice che la battaglia sia stata vinta dagli Etiopi.

Per quel poco che possa aver significato per l’Italia.

 

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angst

Avevo scritto ieri sera un post su Giovanni Lindo Ferretti, si un altro, questa volta cercando di capire se in realtà il suo piano rientri in una strategia accelerazionista.

Poi però stamattina ho deciso di cancellarlo.

Il post d stato sostituito da un senso di angoscia abissale come quello che forse provano gli abitanti di Wndsor in Canada quando sentono l’hum.

Ma io non sento nessun hum, sento gli strife.

Ma sono abbastanza sicuro che non sono loro la causa.

La causa è, o almeno ne sono sicuro al 99%, che non ho voglia di fare un cazzo, volgio andare in vacanza e voglio andarci lontano da qui.

Ho la nausea a sentir parlare di lavoro, di etiopia, di lavoro in etiopia e cosette così.

un ciddì: strife – witness a rebirth (6131,2012)

link: wikipedia

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rallentazionismo

Come tanti di voi pure io mi sono svegliato una mattina con un dubbio atroce.

Mentre bevevo il caffe’,mentre guidavo, mentre camminavo, ma sopprattutto mentre leggevo quel bellissimo quotidiano di fuffa che è repubblica.

Ma chi cazzo sono i Maneskin? Sono venuti soli o ce li hanno proprio mandati?

Così ho ascoltato un po’ di cose (2 e mezzo).

La risposta l’ho trovata al secondo 12 di ascolto, corroborata poi da ogni secondo successivo ed é che i Maneskin sono nessuno.

Possono tranquillamente tornare da dove sono venuti e io posso ristaccare i neuroni necessari a ricordare il loro nome senza temere un Alzheimer.

un ciddì: the liminñanas – shadow people (2018)

link: wikipedia

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càpita

Dipende dal lavoro, certo, e da dove ti trovi nel mondo.

Però a volte succede (per me tre volte in cinque anni) di ricevere messaggi del tipo:

-Riempi il serbatoio della macchina;

-Fai scorta di acqua e cibo;

-Tieni tutte le batterie del telefono cariche;

-Stai in contatto.

-Tieni il rosario sul comodino.

Sono misure precauzionali da prendere in paesi a democrazia variabile in periodi un po’ tesi.

La cosa che mi preoccupa é che in questi messaggi nessuno pensa mai a consigliare di fare importanti scorte di alcol e film.

E nemmeno di ricordarsi di indossare la maglia di lana che fuori fa freschetto.

un ciddì: pumarosa – the witch (2017)

 

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repente

Mentre sei li nel tuo uficcio, zitto zitto, bestemmiando tra te e te in vari linguaggi di programmazione, soprattutto inventati, senti improvvisamente qualcosa che non va.

Pensi a una variazione nella luce, no.

A una temperatura improvvisamente sgradevole, no.

A una sensazione di disagio interiore, una sorta di sesto senso premonitore, no.

È proprio una puzza di merda che diretta dal bagno arriva dritta in ufficio, fredda, esiziale, quasi palpabile.

Eh si, in questi grandi uffici internazionali, non sono i flussi di pensiero , non le offerte di collaborazione per incrementare sinergie e facilitare il lavoro e il risultato, non le risate distensive prova di ambienti di lavoro distesi e pacifici, ma i più  indesiderati prodotti umani sono quelli che attraversano con più facilità e frequenza le mura e le porte degli uffici.

Non posso far finta di nulla, vorrei ma non posso. Ci scrivo su un post.

Scrivo spesso di merda, chissà cosa ne avrebbe detto Freud.

e si  pure unciddì: hi electro blue voice – mental hoop (Maple death, 2017)

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