settembre

Poi viene settembre e non ho avuto il tempo.

Di fare quasi nient’altro che cercare di mettere energie sulla casetta.

Diecimila preventivi, diecimila negozi di piastrelle. Vomito.

Tentazione di comprare un grande camion camper.

Per il resto circa 6 giorni di mare in 6 mesi.

Il piccolo punk che diventa sempre più malvagio e autonomo in tutti gli spostamenti verso luoghi pericolosi e/o rumorosi e/o fragilissimi.

Per il resto non parla troppo tranne di un misteriosissimo Biabì di cui non ho mai sentito parlare nemmeno nei libri di Lovecraft.

Poi siamo stati in Belgio a vedere il Pupazzo e famille, e a Londra a vedere amici Siculi, Genovesi e Brasiliani.

Non avevo mai messo piede a Londra.

Voglio rimettere presto piede a Londra.

Poca la nuova musica ascoltata e solo distrattamente, pochi i film visti e solo dopo mezzanotte.

Ho pure dovuto installare l’odiosissimo spotifai per ascoltare musica ogni tanto.

Rigorosamente in versione gratuita.

Tanto sonno.

poi ho twittato assai (non come cheo), dispiacendomi con moderazione per il tracollo post berlusconi che ha portato l’italia ad essere una specie di real-idiocracy ma meno divertente.

Eh si, mi mancavi blogghetto mio.

Ora ti coccolo un po’ e ti restylo pure un po’.

Nonappena il punk avrà diciott’anni.

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bordo

Glielo dico al capitano, vedi che la mia esperienza marinara mi colloca tra il “non aver mai messo piede in una barca” e “aver messo piede in una barca una volta”.

Nonostante adori il mare, per me il mare é andare in spiaggia in macchina. Non ho paura di nuotare, dell’acqua alta, di andare sotto, di fare snorkeling per ore.

Ma dalla spiaggia.

Il mare dalla barca é per me una bestia sconosciuta.

E odio pescare.

Quindi partiamo per una gita tranquilla, un sabato, sabato scorso.

Come da prevdibile film della IFC, c’erano già alcuni presagi che non tutto sarebbe andato liscio. Del tipo che l’ancora non si riusciva a metterla perché si era rotta, e non si riusciva a cambiare perché il bullone era sbullonato, poi qualche bullone finisce in acqua, e così via.

Poi inizia il vento e decidiamo di tornare.

Il capitano decide di farsi perdonare per ilmancato bagno in una bellissima baia di Favignana facendoci fare il giro dell’isola.

Quà finisce la mia oggettività.

E inizia il terrore.

Quello che succede dopo sono onde alte quanto la barca, vento da venti nodi e mare forza quattro, che probabilmente per chi va in barca da anni suona tipo un “haha, ora ci divertiamo un po’ e vvvai”, Ma per me era tipo Satana che usciva dall’acqua per prendermi e farmi ascoltare youngsignorino forever all’inferno.

Le onde sono nere, spumose, altissime e ripidissime.

Fanno andare la barca in giro e bisogna prenderle bene di prua.

Il capitano è tranquillo e non capsice le espressioni di morte mie e della moglie.

No, non ho vomitato, la mia naupatia era troppo terrorizzata per manifestarsi.

Io ricordo solo di essere rimasto attanagliato con le mani a quei cosi che servono per tenersi in piedi per un’ora e mezza. Di aver escalamato qualcosa che suonava come un grido, tre o quattro volte.

Terrore, terrore puro. Come non provavo da anni.

Emmeno male che il punk invece dormiva tra le bracia di E. tranquillo e beato per tutto il tempo, che ci mancava solo volesse praticare i suoi passetti proprio allora.

Non ho mollato la presa finchè il motore non si è spento, al porto.

E sono sceso dalla barca con una promessa che suona come un “mai più”.

Sono passati due giorni ma ho ancora mal di spalle.

E un mare di bestemmie ferme in gola.

Penso a chi invece, pur non avendo mai visto il mare, sale su un gommone col figlio, con altri 200 per attraversare il mediterraneo. Per cui un po’ di ironia si smorza.

un ciddì: anthony linell – emerald fluorescent (Northern, 2017)

 

 

 

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Bibbitoni

Siccome che per perdere peso nè Sardegna nè Sicilia sono tra le mete preferite dei dietologi, ho ripiegato per un metodo estremo per perdere peso.

Il metodo è semplice.

Per prima cosa rispondete a questa domanda:

Quali sono i tuoi tre piatti preferiti?

-Bene, questi di sicuro non li puoi mangiare.

Ora elencane altri tre.

-Bene, nemmeno questi puoi mangiarli.

Ora elenca sei alimenti che odi.

-Tranquillo, non puoi mangiare nemmeno questi.

L’unica cosa solida di cui puoi cibarti per 28 giorni è pollo. E pesce. Al forno. Senza olio, senza sale, senza colore, senza amore per la cucina ed in quantità limitate.

E frutta. Ma preferibilmente frutta insipida.

Acqua come se piovesse.

Tutte le altre cosucce essenziali alla vita sono contenute in bibbitoni di vari colori e consistenze, accomunate da un prezzo eccessivo e dal sapore di medicina da prendere diverse volte invece dei pasti.

A parte la mestizia del metodo, ha funzionato.

Ho perso sei chili.

Tra una settimana smetto.

Smetto quando voglio.

un ciddì: sons of kemet – Lest We Forget What We Came Here to Do (Naim, 2015)

link: wikipedia

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Elettricità

Per prima l’elettricità. Alla modica cifra di 544 euri si può avere un contatore e la luce a casa. Altri 50 euri e puoi comprare l’alloggio del contatore a norma e venticinque metri di corrugato. Altri 40 euri e puoi comprare 25 metri di cavo da 10 per portare la luce a casa e una presa. Altri 65 euro e si può comprare un bel quadro elettrico con tre prese, un magnetotermico e un magnetotermico differenziale.

Ed é solo l’inizio…

Poi ho comprato un bel martelletto per demolire tutte le pareti.

Una fresa per rimuovere i vecchi termosifoni.

E un pacchetto di chewingum per quando sono nervoso.

E sarò molto nervoso.

Per quando sarò molto nervoso ci sono punto e mazzetta.

Se siete molto nervosi posso lasciarvi qualcosa, che so un caminetto o un tramezzo, posso pure organizzare un demolition party.

Si accettano iscrizioni. (5 euro a ingresso, birra e musica techno gratis)

un ciddì: oneida – romance (Joyful Noise, 2018)

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casa

Da ieri sono ufficialmente proprietario di una casa.

Una casa vera, tutta nostra. Muri, finestre, soffitto. C’è proprio tutto, pure il pavimento.

Un cortile e un giardino.

Non una casa a caso, è la casa dove sono cresciuto, quella dei miei nonni, o almeno una parte di essa. Peraltro quella che mi piace di più.

Un sacco di lavoro da farci, che è anche uno dei motivi della mia latitanza dal blog, da internet, dai social.

Ho iniziato distruggendo un canile inutilizzato da vent’anni. Che detto così sembra una cazzata, ma se aveste visto quello che ho tirato fuori da li…

È la prima volta che abbiamo una casa tutta nostra dove poter spacchettare almeno una parte delle decine di pacchi che abbiamo in giro, almeno fra qualche mese..

Si sono contento.

un ciddì: black salvation – uncertainty is bliss (Relapse, 2018)

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passi

Uff, settimane intense.

Me ne vado dall’Etiopia per riposarmi e invece ecco apparire mille cazzi a ostacoli all’orizzonte.

Matrimoni che presuppongono giorni di preparazione (non il mio, ho gia dato), acquisti per il punk, maldigola per questo maggio pazzerello che incorpora ancora inverni.

In tutto questo non sono mai riuscito a fare una passeggiata decente con la mia famiglia (e sono tornato gia da due mesi quasi). Ne vedere un film per intero. Ne finire il libro…

Sto leggendo Primo Levi.

Leggere Primo Levi dopo aver letto la trilogia di VanderMeer ha un effetto straniante. Passare da eventi catastrofici fantascientifici a eventi atroci reali fa sentire come quando si scende dal tagadà.

La trilogia di VanderMeer l’ho divorata in 10 giorni. Ho fatto un’eccezione alla mia non regola di evitare letture più giovani di dieci anni . E merita.

Se questo è un uomo non lo si può divorare. È un libro che lascia tracce ben incise sulla carne del lettore.

E con tutti il dafare in mezzo bisogna dedicargli gli spazi che merita.

Quindi è ancora work in progress.

Il punk ha iniziato timidamente a lanciarsi in piccoli passi.

Ieri.

Io, ho rinunciato a tornare per lungo tempo in Congo.

Oggi.

Beviamo!

unciddì: jasss – mother (Mannequin, 2016)

link: youtube

 

 

 

 

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non grata

Il punk si é portato appresso e senza permesso un po’ di parassiti intestinali dall’Africa.

Abbiamo prima tentato un’eradicazione a Castelvetrano.

Castelvetrano é una citta che ben riflette l’esigenza umana di cementificare indefinitamente e copiosamente, propria degli anni sessanta, settanta e ottanta.

Le ampie volumetrie e la generosità nel profondere calcestruzzo su inutili spazi altrimenti fastidiosamente verdi, conferiscono alla città un aspetto così familiare e tipico del nostro paese che quasi mi veniva da piangere.

Fortunatamente l’ospedale in questo é perfettamente armonizzato nel contesto abitativo.

Gli spazi ospedalieri sono organizzati in maniera misteriosa e sorprendentemente casuale nelle loro disposizioni volumetriche che proiettano l’utente in uno spazio quasi magico e mistico, natura confermata dalle scritte misteriche nei bagni, dagli itinerari fantastici e dai gracchianti asensori che sembrano sussurrare arcane e antiche frasi.

Dopo tre ore di attesa notturna in codesto maniero, con il punk febbricitante e scagazzante, ricevuto dal medico un bel bicchiere di acqua fresca, decidiamo che forse non é la struttura più idonea alle nostre esigenze viziate dal lusso e dallo sfarzo degli ospedali africani.

Auguro al personale e ai medici tanto karma e di ricevere in vita loro professionalità, disponibilità,  cortesia e  soluzioni quanto loro sono stati capaci di dispensarne.

Così ci siamo recati a Palermo dove con tanto dispiacere per il mio stomaco, abbiamo passato tre giorni e apparentemente risolto il problema.

Palermo rappresenta per me quello che per Tommaso Campanella rappresentava la Città del Sole.

E in questa sola frase sono stato capace di racchiudere tutto il mio sapere di filosofia.

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