Sforestata

Mi mancava un po’ il viaggio in Land Cruiser su strade rosse. Certo dopo quattro giorni di piste il culo assume la forma del sedile e le orecchie non si liberano più del rumore del motore. Ma viaggiare in macchina in Uganda è una figata.

Sognavo da un sacco di tornare in foresta. Quindi sono andato partito pregno di fiducia. Che infatti era malriposta. Un giorno di stop obbligatorio. Dobbiamo prima avvisare attraverso le radio locali che arriviamo…ok poco male.

La radio è un complessi 4-5 stanze. La sala ha le pareti tappezzate di broccato rosso che manco David Lynch ha osato.

Il vetro tra noi e il DJ è doppio.

E tra i due vetri c’è un universo di ragnatele e formiche ricoperti di polvere di legno.

Il mio collega parla nella lingua locale, io ascolto e basta. La mia prima volta in una radio. Devo segnarmela. Da adolescente avrei dato un rene.

Arriviamo in foresta e come al solito ci passiamo troppo poco tempo. Ma non mi lamento. Ci sono, ne sento l’odore, il caldo, le zanzare. Mi sento un po’ a casa.

Gli Ugandesi sono motlo simpatici e hanno un ottimo senso dell’umorismo per cui le ore passate in macchina in realtà passano abbastanza tranquille.

Dormiamo in postacci per risparmiare. Niente acqua calda, non siamo mica fatti di burro. Poche blatte, luce a tratti.

L’ultima mattina mi devo svegliare all’alba, ma sono un coglione e ho settato la sveglia solo fino al venerdi. Mi svegliano bussando alla porta. In tre minuti (giuro) sono giu, pronto, in macchina, con tre etti di cispa per occhio. Ma torno in tempo per assistere a mezza festa di natale del piccolo punk, che di natale non sa un cazzo, visto che ha solo un anno e mezzo e visto che noi da bravi genitori adoratori di satana, schifiamo addobbi natalizi e presepe.

Lui si guarda attorno e si diverte comunque.

Bravo.

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piaga

La piaga dell’Africa del nuovo millennio sono senza dubbio le prese multiple e le ciabatte cinesi. Mi hanno già fottuto tre laptop e 3 o 4 batterie e 3 o 4 telefonetti.

Spero che l’ONU intervenga presto.

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scimmiette

Abbiam portato il punk a Entebbe, per incontrarci con delgli amici di Addis, e per vedere le fantastiche scimmie dalle palle blu.

Se avessi lo scroto blu anche io me ne andrei in giro nudo a sfoggiarlo e chiderei ogni diattriba con : “ehi, tu non sai chi sono io! Io ho le palle blu!”

Entebbe sembra proprio bellina, calma, senza traffico.

Il giardino botanico é un posto perfetto per rilassarsi un po’ in mezzo agli alberi e guardare le scimmiette dalle palle blu che litigano per le noccioline

Poi fanno un’ottimo Tilapia fritto o arrosto.

No, non ero particolarmente stressao da Kampala, tanto da fuggirne, anzi, ma devo dire che sapere che Entebbe c’è, è rassicurante.

Inizio il lunedì col botto. No colazione, emicrania e caricabbetrie del pc a casa. Ok ok.

P.S. Credo che la mia collega sia mia coetanea. Ci hanno chiesto di dare la fototessera per una cosa di lavoro. Sembriamo due della Bader Meinhof. Fine.

unciddì: vonneumann – NorN (2018)

link: bandcamp

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volontari

Quando ero giovaene e bellissimo, ho fatto volontariato.

È stato uno dei periodi più belli della mia vita.

Non è vero che il volontariato è gratuito, e non è retorica.

Quando torni a casa dopo il volontariato hai imparato un sacco di cose, hai rocevuto sorrisi, o pianti, o sputi, ma comunque é di solito molto intenso.

Ho fatto il volontario per crescere, come lo fanno tutti, giovani e vecchi.

La parte più bella del volontariato è che lo puoi fare sempre e in ogni settore e ovunque.

La maggiorparte dei volontari che vengono in Africa sono impreparati.

Grazie al cazzo.

Nessuno è preparato per andare da qualche parte se non ci è mai stato.

Soprattutto in una realtà dove TUTTO è diverso, aria, acqua, luce, tempo, temperatura, persone. Non si può arrivare preparati. Si arriva predisposti, aperti, disponibili. Questo basta.

Nemmeno gli astronauti, nonostante migliaia di ore di simulazione sono preparati completamente ad andare sulla luna.

Non puoi arrivare preparato ad un rave. Quando vai ad un rave ti rendi conto che nessun video youtube ha mai catturato nulla di quello che è in realtà.

Solo che il volontariato non è un rave di 36 ore.

È molto più figo e molto più intenso e coinvolge molti più sensi. E anche questo o dico senza retorica. È così.

Essere sequestrati non fa parte dell’aspetto figo di essere volontari. Fa parte dei rischi, calcolati. Tutti, volontari e loro genitori, sanno che andando in certe zone ci sono vari rischi, sanitari, di sicurezza, di incidenti. E in effetti non è solo tra i volontari che succede, succede anche per i professionisti. Ma per i volontari fa più male, perchè i volontari hanno uno spirito diverso. E quell’ingenuità e freschezza che ci ricorda di quando eravamo tutti giovani e bellissimi.

Ma non per questo bisogna smettere di fare i volontari, c’è bisogno di loro, sempre e dappertutto.

Detto questo, auguro a tutti i pezzi di merda che stanno in queste ore insultando la volontaria che è stata sequestrata in Kenya di provarci a fare i volontari, almeno una volta, dove gli pare, in chiesa, in caritas, in biblioteca, in ospedale o magari in altri paesi. Così giusto per non restare chiusi nelle grigie pareti merdose del vostro cervello buio, puzzolente e piccolo.

No, volontario con caccapaund non vale. Nemmeno con i campi NAZI pseudo Boyscout che organizza forzauova di merda.

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Bancoposta e l’Uganda

Tratto da una storia vera.

“Buongiorno, senta la chiamo dall’Uganda, non riesco a prelevare con il mio Banco Poste ne con il Poste Pay da qua”

“Strano mi risulta tutto attivo, anche la fantastica opzione mondo, che le permette di prelevare da tutto il mondo”

“Le ripeto che non riesco a prelevare”

“Mi faccia chiedere, rimanga in attesa”

“…”

“…”

“…”

“…”

” Ah si, guardi, gli ATM in Uganda sono troppo vecchi quindi non può prelevare ne in Uganda, ne nei seguenti paesi: Congo, Pakistan, Nigeria, Iraq, Repubblica democratica popolare del Laos, Afghanistan, Guyana e Vanuatu.”

“Troppo vecchi? Io non so che concezione lei (Signora Poste) abbia di vecchio, ma qua gli ATM danno soldi in meno degli usuali 10 minuti dell’ATM del mio paese che usa ancora window server 2000, qua ci sono banche che funzionano molto bene, quindi lei mi sta dicendo che non posso accedere ai miei soldi perché lavoro in Uganda e che le carte delle poste sono solo pezzi di plastica inutili”

“Si'”

“quindi la fantastica opzione mondo?”

“Include solo il mondo conosciuto da noi”

“è al corrente che le banche italiane normali, quelle che fanno le banche, non come voi che fate finta, invece consentono il prelievo?”

“No, è sicuro?”

“Sono sicuro si, ecco perchè sto chiudendo definitivamente il conto da voi, Addio”

Molto bene, addio Poste Italiane, se gia eri moribonda direi che per me sei bella sotterrata dal tuo stesso anacronismo.

Per la cronaca, la stronzata degli ATM troppo vecchi non so da dove l’hanno tirata fuori, ma ho trovato questa fantastica circolare che la mette in culo a tutti gli italiani che hanno poste e che devono viaggiare all’estero: https://www.poste.it/carte-debito-postepay-limitazione-prelievo-estero.pdf

Complimenti Poste Italiane! Riesci a dare disservizi anche a 3000 kilometri di distanza!



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Respira

Ok, ok.

Primo giorno di asilo nido del punk.

Ok, ok.

No, certo tutto ok, preso tutto? Si , ok, ok.

Allora andiamo?

Ok, ok, respira respira.

Il punk cammina avanti, quasi corre. Non vede l’ora, ha capito che sta succedendo qualcosa che gli piacerà. Ok, ok, respira, respira.

Prime 5 ore fuori casa con estranei, ok ok. Va tutto bene, respira.

“Ciao punk!”

Si gira e ci guarda distrattamente, altri 6 bambini sono attorno a lui, di tutti i colori, tutti bellissimi.

Ok, ok.

18000, 17999, 17998…

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valigie

Il punk adora le valigie. Le apre,le svuota, ci si butta dentro. Bella forza, le valigie sono state la (unica) sua costante nell’ultimo anno e mezzo.

Ho trovato un appartamento per la famigliola qua a Kampala. In questo nuovo apprtamento non ci sarà problema di umidità che ho ora, del tipo che il sale non si dovrebbe rapprendere in mezza giornata e le camicie dell’armadio non sembreranno prematutramente levate dallo stendino. Non ci sarà il problema della puzza di polvere stantia da casa della trisnonna e nemmeno quello di sentire il rumore (e spesso l’odore) degli scarichi dei piani di sopra (volendo potrei stilare le statistiche di quanto caga il vicino e consigliarli se aumentare l’apporto di fibre nella sua dieta). Soprattutto potrò andare al lavoro a piedi senza restare le ore nel traffico. Nel nuovo appartamento non dovrei rischiare di restare folgorato dallo scaldabagno istantaneo cinese.

Ma il tappeto orribile ci sarà lo stesso.

Quindi nel giro di una settimana rieccoci a fare le valigie. Quando compriamo le valigie abbiamo l’eterno dilemma, durature o farlocche?

Le valigie durature ho scoperto che non esistono, a meno di non decidere per valigie in alluminio tedesche che costano quanto una cornea nel deep web. L’ultima volta ho speso cento euri per una valigia carpisa grande. All’arrivo una ruota con tutto l’angolo era stata semplicemente strappata via. Tipo come se fosse stata piena di formaggi e salumi fino a scoppiare e poi tirata di malo modo da un facchino. Da allora usiamo solo valigie di seconda mano rigorosamente cucite dai bambini cinesi, cingalesi e indiani. Tanto al punk piacciono lo stesso.


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