Bibbitoni

Siccome che per perdere peso nè Sardegna nè Sicilia sono tra le mete preferite dei dietologi, ho ripiegato per un metodo estremo per perdere peso.

Il metodo è semplice.

Per prima cosa rispondete a questa domanda:

Quali sono i tuoi tre piatti preferiti?

-Bene, questi di sicuro non li puoi mangiare.

Ora elencane altri tre.

-Bene, nemmeno questi puoi mangiarli.

Ora elenca sei alimenti che odi.

-Tranquillo, non puoi mangiare nemmeno questi.

L’unica cosa solida di cui puoi cibarti per 28 giorni è pollo. E pesce. Al forno. Senza olio, senza sale, senza colore, senza amore per la cucina ed in quantità limitate.

E frutta. Ma preferibilmente frutta insipida.

Acqua come se piovesse.

Tutte le altre cosucce essenziali alla vita sono contenute in bibbitoni di vari colori e consistenze, accomunate da un prezzo eccessivo e dal sapore di medicina da prendere diverse volte invece dei pasti.

A parte la mestizia del metodo, ha funzionato.

Ho perso sei chili.

Tra una settimana smetto.

Smetto quando voglio.

un ciddì: sons of kemet – Lest We Forget What We Came Here to Do (Naim, 2015)

link: wikipedia

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Elettricità

Per prima l’elettricità. Alla modica cifra di 544 euri si può avere un contatore e la luce a casa. Altri 50 euri e puoi comprare l’alloggio del contatore a norma e venticinque metri di corrugato. Altri 40 euri e puoi comprare 25 metri di cavo da 10 per portare la luce a casa e una presa. Altri 65 euro e si può comprare un bel quadro elettrico con tre prese, un magnetotermico e un magnetotermico differenziale.

Ed é solo l’inizio…

Poi ho comprato un bel martelletto per demolire tutte le pareti.

Una fresa per rimuovere i vecchi termosifoni.

E un pacchetto di chewingum per quando sono nervoso.

E sarò molto nervoso.

Per quando sarò molto nervoso ci sono punto e mazzetta.

Se siete molto nervosi posso lasciarvi qualcosa, che so un caminetto o un tramezzo, posso pure organizzare un demolition party.

Si accettano iscrizioni. (5 euro a ingresso, birra e musica techno gratis)

un ciddì: oneida – romance (Joyful Noise, 2018)

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casa

Da ieri sono ufficialmente proprietario di una casa.

Una casa vera, tutta nostra. Muri, finestre, soffitto. C’è proprio tutto, pure il pavimento.

Un cortile e un giardino.

Non una casa a caso, è la casa dove sono cresciuto, quella dei miei nonni, o almeno una parte di essa. Peraltro quella che mi piace di più.

Un sacco di lavoro da farci, che è anche uno dei motivi della mia latitanza dal blog, da internet, dai social.

Ho iniziato distruggendo un canile inutilizzato da vent’anni. Che detto così sembra una cazzata, ma se aveste visto quello che ho tirato fuori da li…

È la prima volta che abbiamo una casa tutta nostra dove poter spacchettare almeno una parte delle decine di pacchi che abbiamo in giro, almeno fra qualche mese..

Si sono contento.

un ciddì: black salvation – uncertainty is bliss (Relapse, 2018)

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passi

Uff, settimane intense.

Me ne vado dall’Etiopia per riposarmi e invece ecco apparire mille cazzi a ostacoli all’orizzonte.

Matrimoni che presuppongono giorni di preparazione (non il mio, ho gia dato), acquisti per il punk, maldigola per questo maggio pazzerello che incorpora ancora inverni.

In tutto questo non sono mai riuscito a fare una passeggiata decente con la mia famiglia (e sono tornato gia da due mesi quasi). Ne vedere un film per intero. Ne finire il libro…

Sto leggendo Primo Levi.

Leggere Primo Levi dopo aver letto la trilogia di VanderMeer ha un effetto straniante. Passare da eventi catastrofici fantascientifici a eventi atroci reali fa sentire come quando si scende dal tagadà.

La trilogia di VanderMeer l’ho divorata in 10 giorni. Ho fatto un’eccezione alla mia non regola di evitare letture più giovani di dieci anni . E merita.

Se questo è un uomo non lo si può divorare. È un libro che lascia tracce ben incise sulla carne del lettore.

E con tutti il dafare in mezzo bisogna dedicargli gli spazi che merita.

Quindi è ancora work in progress.

Il punk ha iniziato timidamente a lanciarsi in piccoli passi.

Ieri.

Io, ho rinunciato a tornare per lungo tempo in Congo.

Oggi.

Beviamo!

unciddì: jasss – mother (Mannequin, 2016)

link: youtube

 

 

 

 

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non grata

Il punk si é portato appresso e senza permesso un po’ di parassiti intestinali dall’Africa.

Abbiamo prima tentato un’eradicazione a Castelvetrano.

Castelvetrano é una citta che ben riflette l’esigenza umana di cementificare indefinitamente e copiosamente, propria degli anni sessanta, settanta e ottanta.

Le ampie volumetrie e la generosità nel profondere calcestruzzo su inutili spazi altrimenti fastidiosamente verdi, conferiscono alla città un aspetto così familiare e tipico del nostro paese che quasi mi veniva da piangere.

Fortunatamente l’ospedale in questo é perfettamente armonizzato nel contesto abitativo.

Gli spazi ospedalieri sono organizzati in maniera misteriosa e sorprendentemente casuale nelle loro disposizioni volumetriche che proiettano l’utente in uno spazio quasi magico e mistico, natura confermata dalle scritte misteriche nei bagni, dagli itinerari fantastici e dai gracchianti asensori che sembrano sussurrare arcane e antiche frasi.

Dopo tre ore di attesa notturna in codesto maniero, con il punk febbricitante e scagazzante, ricevuto dal medico un bel bicchiere di acqua fresca, decidiamo che forse non é la struttura più idonea alle nostre esigenze viziate dal lusso e dallo sfarzo degli ospedali africani.

Auguro al personale e ai medici tanto karma e di ricevere in vita loro professionalità, disponibilità,  cortesia e  soluzioni quanto loro sono stati capaci di dispensarne.

Così ci siamo recati a Palermo dove con tanto dispiacere per il mio stomaco, abbiamo passato tre giorni e apparentemente risolto il problema.

Palermo rappresenta per me quello che per Tommaso Campanella rappresentava la Città del Sole.

E in questa sola frase sono stato capace di racchiudere tutto il mio sapere di filosofia.

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accasa

Eccomi a casa.

Da una settimana.

Come da programma.

Cibo, passeggiate, birra e vino.

Cose da fare.

Per ora non ho ansie di rimettermi a lavorare.

Durerà?

per ora programmo solo viaggia vedere amici e parenti.

Il resto aspetti.

Il piccolopunk approva

 

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evaffanculo

Ultimo giorno nell’innominabile ufficio.

Ultimo giorno nel quale devo immaginare che tempo fa fuori perché i vetri sono stati inspiegabilmente ricoperti da un film plastico nero.

Manco fissimo al pentagono.

Ultimo giorno con l’odore di cibo persistente dalle otto del mattino alle 8 di sera.

Ultimo giorno di riunioni senza senso, di razzismi e di insulti più o meno velati.

Ma non ultimo giorno di lavoro, purtroppo, ho ancora davanti a me3/5 giorni di email senza senso, di burocrazia, di immotivato stress usato come arma psicologica.

Ma per ora ciao ufficio ciao, ciao ciao, tante cose.

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