angst

Avevo scritto ieri sera un post su Giovanni Lindo Ferretti, si un altro, questa volta cercando di capire se in realtà il suo piano rientri in una strategia accelerazionista.

Poi però stamattina ho deciso di cancellarlo.

Il post d stato sostituito da un senso di angoscia abissale come quello che forse provano gli abitanti di Wndsor in Canada quando sentono l’hum.

Ma io non sento nessun hum, sento gli strife.

Ma sono abbastanza sicuro che non sono loro la causa.

La causa è, o almeno ne sono sicuro al 99%, che non ho voglia di fare un cazzo, volgio andare in vacanza e voglio andarci lontano da qui.

Ho la nausea a sentir parlare di lavoro, di etiopia, di lavoro in etiopia e cosette così.

un ciddì: strife – witness a rebirth (6131,2012)

link: wikipedia

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rallentazionismo

Come tanti di voi pure io mi sono svegliato una mattina con un dubbio atroce.

Mentre bevevo il caffe’,mentre guidavo, mentre camminavo, ma sopprattutto mentre leggevo quel bellissimo quotidiano di fuffa che è repubblica.

Ma chi cazzo sono i Maneskin? Sono venuti soli o ce li hanno proprio mandati?

Così ho ascoltato un po’ di cose (2 e mezzo).

La risposta l’ho trovata al secondo 12 di ascolto, corroborata poi da ogni secondo successivo ed é che i Maneskin sono nessuno.

Possono tranquillamente tornare da dove sono venuti e io posso ristaccare i neuroni necessari a ricordare il loro nome senza temere un Alzheimer.

un ciddì: the liminñanas – shadow people (2018)

link: wikipedia

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càpita

Dipende dal lavoro, certo, e da dove ti trovi nel mondo.

Però a volte succede (per me tre volte in cinque anni) di ricevere messaggi del tipo:

-Riempi il serbatoio della macchina;

-Fai scorta di acqua e cibo;

-Tieni tutte le batterie del telefono cariche;

-Stai in contatto.

-Tieni il rosario sul comodino.

Sono misure precauzionali da prendere in paesi a democrazia variabile in periodi un po’ tesi.

La cosa che mi preoccupa é che in questi messaggi nessuno pensa mai a consigliare di fare importanti scorte di alcol e film.

E nemmeno di ricordarsi di indossare la maglia di lana che fuori fa freschetto.

un ciddì: pumarosa – the witch (2017)

 

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repente

Mentre sei li nel tuo uficcio, zitto zitto, bestemmiando tra te e te in vari linguaggi di programmazione, soprattutto inventati, senti improvvisamente qualcosa che non va.

Pensi a una variazione nella luce, no.

A una temperatura improvvisamente sgradevole, no.

A una sensazione di disagio interiore, una sorta di sesto senso premonitore, no.

È proprio una puzza di merda che diretta dal bagno arriva dritta in ufficio, fredda, esiziale, quasi palpabile.

Eh si, in questi grandi uffici internazionali, non sono i flussi di pensiero , non le offerte di collaborazione per incrementare sinergie e facilitare il lavoro e il risultato, non le risate distensive prova di ambienti di lavoro distesi e pacifici, ma i più  indesiderati prodotti umani sono quelli che attraversano con più facilità e frequenza le mura e le porte degli uffici.

Non posso far finta di nulla, vorrei ma non posso. Ci scrivo su un post.

Scrivo spesso di merda, chissà cosa ne avrebbe detto Freud.

e si  pure unciddì: hi electro blue voice – mental hoop (Maple death, 2017)

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astice

Mia sorella mi ha raccontato che una volta, mentre era in ristorante, la sua vicina di tavolo ha chiesto un piatto di spaghetti all’astice.

Quando le hanno portato i suoi spaghetti all’astice, li ha rimandati indietro disgustata.

Appena il cameriere  é andato via la tizia ha detto al suo commensale: “Bleah, con tutte quelle zampette, che impressione…”

Certo che sei libero ti protestare se non ti piacciono. Ma io sono libero di sbattermene il cazzo. Quello che c’é nel piatto é commestibile e l’hai chiesto tu.

Ecco, secondo me la storia su labadessa si riassume bene così.

Non compri spaghetti all’astice se non sai cosa stai per mangiare, o almeno se non sei pronto a mangiare qualcosa di nuovo. E non fai un profile del cuoco per questo.

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Ciaociao

Ciao Capo, si insomma ci ho pensato parecchio, pure troppo.

Si il lavoro potenzialmente mi piace, si l’Etiopia mi piace assai, si la mia famiglia sta bene.

No é che proprio mi sono rotto il cazzo, sai com’é uno può chiamarlo stress, stanchezza, io lo chiamo mobbing.

So che hai già il rimpiazzo, ha le valigie pronte da un pezzo.

Io tanto non mi diverto più.

Ci si vede capo, dammi il tempo di vendere le mie cose e partire, un paio di mesi e mi levo dalle palle.

Ciao Capo, senza rancore eh?

un ciddì: nadine shah – holiday destination (2017)

link: wikipedia

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fave

Sono anni ormai, prima in Italia poi in Africa, che passo le mie giornate lavorative in stanze piene di uomini.

Fava beans fields forever.

Per cui ogni volta che una donna (di qualsiasì età o stazza) entra nella stanza sembra che sia apparso un cherubino o una birra fresca.

Soprattutto con il loro profuno (qualsiasi esso sia) mitigano la puzza di sottopalla sudata, di ascella ormonata e di suola sudata che di solito aleggia talvolta ben visibile.

Quindi si, per ragioni etiche ma anche estetiche ed olfattive, vorrei più donne al lavoro.

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