piove

La mia seconda stagione delle piogge ad Addis Ababa.

Agosto é  atroce.

Piove continuamente, cielo grigio traffico congestionato, cazzo rotto.

Pure il punk si rompe a stare in casa.

Ma ho due biglietti che ci porteranno presto all’afa italiana. Tutti e tre.

Questo giro internet si stacca.

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piccolódio

Mentre cantavo Daitarn al piccolopunk per farlo dormire mi é venuto in mente quanto odiassi cristina d’avena da bambino.

La detestavo, lei e quelle sue sigle piatte, tutte uguali con quella vocetta fastidiosa e innocua che devastava tutto.

Mi piaceva la potenza delle sigle dei cartoni animati, da devil man a daitarn, e perfino il mago pancione e gigi la trottola. Tutte diverse, con stili diversi e soprattutto suonate.

Poi arriva lei e distrugge tutto, appiattisce lo scenario come solo una guerra devastante o un’epidemia di peste riescono a fare.

Niente più stonature, bassi slappati, chitarre distorte, batterie roboanti.

Solo voce querula da karaoke scadente di periferia urbana in una città triste e nebbiosa.

Ovunque.

Cazzo quanto ti ho odiata, a te e ai tuoi sorrisi prestampati.

E avevo solo 8 anni.

Ne ho la conferma, l’odio non muore mai.

un ciddì: lay llamas – ostro (2014)

link: bandcamp

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George

Grazie di tutto George, quando vieni a cena?

un ciddì: kadavar – kadavar (This Charming Man, 2012)

link: wikipedia

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menare

Nel sogno, S. (grande amico e vittima di tutti i miei scherzi universitari), era un produttore cinematografico e voleva convincermi ad ogni costo a fare il protagonista in un film.

Solo che nel film c’era un’ora di menare, di botte, di combattimenti.

Dal momento che non ho mai fatto a botte in vita mia, e che non sia proprio in grado id farlo, non capisco come sia possibile, che volesse convincermi a tutti i costi.

Quando gli chiedevo il perché volesse convincermi, lui dava risposete evasive del tipo: “ma che ti frega é un’oretta di scena di menare che vuoi che sia?”.

Mmmm, dal momento che non so menare e che nelle scene di menare si  é almeno in due, ho avuto il sospetto che ci fosse qualcosa sotto.

Mi sono svegliato ridendo.

un ciddì: follakzoid – III (2015)

link: bandcamp

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aiutiamoli a casa loro

Basta gigioneggiare,

la situazione é seria e richiede una risposta veloce, sicura e decisa.

Non si può continuare a vedere e sentire questo scempio ci vuole una soluzione rapida e duratura per il bene dell’Italia e degli Italiani.

Quindi il programma “aiutiamoli a casa loro” inizia domattina.

Un team andra a casa di Salvini, con un programma integrato di storia, geografia, grammatica, matematica e pastorizia.

Dopo 180 ore Salvini avrà in mano un certificato che gli consentirà facilmente di accedere ad un posto da servo pastore, liberandolo così da questa immane responsabilità di aprire bocca in pubblico e dire solo stronzate e sempre nei tempi sbagliati.

Il team numero due andrà a casa di Di Maio (non sono sicuro della corretta trascrizione del cognome, potrebbe essere Dimaio, Di majo o Di Mayò, ma di sicuro non sprecherò preziose risorse energetiche di google e quindi del pianeta per saperlo), qua si parte dalle basi: costruzioni di legno, color books, e giochi con la palla. Niente perline piccole e oggetti taglienti.

Dopo 180 ore Di Maio potrà accedere alla prima elementare.

Il team numero tre andrà a casa di Renzi, e lo corcherà di botte.

Dopo 180 ore Renzi capirà che copiare i programmi di Salvini non fa bene a nessuno, soprattutto a lui.

un ciddì: moby & the void pacific choir – these systems are failing (2017)

link: official

 

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Bob✂️Marley

Una delle cose più fighe di Addis Abeba era la statua di bronzo di Bob Marley in mezzo a una delle rotonde più trafficate.

Poi come sempre succede, nottetempo, l’amministrazione cittadina ha segato in due Bob Marley (letteralmente e tristemente come in un numero da prestigiatore riuscito malissimo), con tanto di scintille e effetti speciali e la rotonda è stata rimpiazzata da quattro solidi semafori.

Le ragioni per eliminare le rotonde in realtà ci sono a josa, semplicemente non si sanno usare.

Non ho mai visto tanto traffico alla rotonda come ad Addis.

Non ho mai visto un vigile urbano regolare il traffico della rotonda come ad Addis.

Non ho mai visto una rotonda regolata da semafori come ad Addis.

Insomma, gli automobilisti faticano a comprenderne il meccanismo, e del resto succedeva pure a Viterbo.

La logica applicata alla regolazione dei semafori mi appare però oscura.

187 secondi di rosso Vs. 20 secondi di verde.

Questo certo facilita la lettura dei whatsapp al volante, ma guai a distrarsi, perché se non passi entro i venti secondi poi devi aspettare tre minuti…

Quindi non mi pare che i semafori siano particolarmente risolutivi del traffico, no. E nemmeno troppo sicuri visto che prima che il verde scatti le macchine sgasano come a le mans e partono sgommando.

Ma la cosa più triste di tutte é Bob segato in due dopo appena due anni di gioiosa presenza.

Rastafari.

un ciddì: dope body – lifer (Drag city, 2014)

 

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Punk don’t sleep!

Incredibile quanti slogan punk possono scaturire da una piccola macchina fabbrica-merda.

In realtà il punk dorme spesso abbastanza bene, ma c’é una pericolosa tendenza a passare le notti a pogare tra le domeniche e i lunedì, o tra i giovedì e i venerdì, in corrispondenza dei picchi emotivi delle mie gonadi.

Non piange il punk! Ma scalcia in “silenzio”.

Ora, sarà pure vero che ho il sonno leggero ma vi invito a dormire con un coso di sei chili e mezzo che affianco a voi fa le prove per suonare la batteria coi Messhuggah.

Poi, il paraculo, una volta fissato con fare minaccioso, mi snocciola sorrisi sornioni come a dire: “che c’é non sono carino? aspetta ho un regalino per te…” e si mette a scorreggiare rumorosamente rendendomi stupido più del necessario.

un ciddì: larsen – of grog vim (Important, 2016)

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