non grata

Il punk si é portato appresso e senza permesso un po’ di parassiti intestinali dall’Africa.

Abbiamo prima tentato un’eradicazione a Castelvetrano.

Castelvetrano é una citta che ben riflette l’esigenza umana di cementificare indefinitamente e copiosamente, propria degli anni sessanta, settanta e ottanta.

Le ampie volumetrie e la generosità nel profondere calcestruzzo su inutili spazi altrimenti fastidiosamente verdi, conferiscono alla città un aspetto così familiare e tipico del nostro paese che quasi mi veniva da piangere.

Fortunatamente l’ospedale in questo é perfettamente armonizzato nel contesto abitativo.

Gli spazi ospedalieri sono organizzati in maniera misteriosa e sorprendentemente casuale nelle loro disposizioni volumetriche che proiettano l’utente in uno spazio quasi magico e mistico, natura confermata dalle scritte misteriche nei bagni, dagli itinerari fantastici e dai gracchianti asensori che sembrano sussurrare arcane e antiche frasi.

Dopo tre ore di attesa notturna in codesto maniero, con il punk febbricitante e scagazzante, ricevuto dal medico un bel bicchiere di acqua fresca, decidiamo che forse non é la struttura più idonea alle nostre esigenze viziate dal lusso e dallo sfarzo degli ospedali africani.

Auguro al personale e ai medici tanto karma e di ricevere in vita loro professionalità, disponibilità,  cortesia e  soluzioni quanto loro sono stati capaci di dispensarne.

Così ci siamo recati a Palermo dove con tanto dispiacere per il mio stomaco, abbiamo passato tre giorni e apparentemente risolto il problema.

Palermo rappresenta per me quello che per Tommaso Campanella rappresentava la Città del Sole.

E in questa sola frase sono stato capace di racchiudere tutto il mio sapere di filosofia.

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accasa

Eccomi a casa.

Da una settimana.

Come da programma.

Cibo, passeggiate, birra e vino.

Cose da fare.

Per ora non ho ansie di rimettermi a lavorare.

Durerà?

per ora programmo solo viaggia vedere amici e parenti.

Il resto aspetti.

Il piccolopunk approva

 

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evaffanculo

Ultimo giorno nell’innominabile ufficio.

Ultimo giorno nel quale devo immaginare che tempo fa fuori perché i vetri sono stati inspiegabilmente ricoperti da un film plastico nero.

Manco fissimo al pentagono.

Ultimo giorno con l’odore di cibo persistente dalle otto del mattino alle 8 di sera.

Ultimo giorno di riunioni senza senso, di razzismi e di insulti più o meno velati.

Ma non ultimo giorno di lavoro, purtroppo, ho ancora davanti a me3/5 giorni di email senza senso, di burocrazia, di immotivato stress usato come arma psicologica.

Ma per ora ciao ufficio ciao, ciao ciao, tante cose.

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tropicana

Dopo una settimana passata a gironzolare in quattro isolette dell’oceano indiano, ho preso il colore del legno stagionato.

In realtà è stata una luna di miele in ritardo.

È stato alquanto riposante staresene a bagno nell’acqua tiepida, mangiare pesce a volontà, camminare nelle foreste di palme, vedere tartarughe giganti, pedalare in un isola vietata alle macchine, vedere paesaggi e colori che sembrano non esistere nella realtà.

Il piccolo punk ha dato segni di apprezzamento allo stare nudo tutto il giorno.

Siamo stati pure adottati da uno dei padroni di casa che ci ha preparato un’ottima cena. Ogni sera.

Abbiamo conosciuto un conterrone di E. che abita li da un bel po’.

E ci sta bene.

Anche perché contrariamente all’Italia, lì c’é ancora l’antica usanza di pagare qualcuno quando lavora.

Mi stupisco sempre di quanto la birra sia più buona se bevuta ai tropici.

E comunque ce lo meritavamo.

Sapevatelo, nonstante sia un paradiso alle Seychelles c’è però un tristissimo ed enorme problema di eroina tra i giovani.

Ah, se me lo state chiedendo, no, non mi faccio schifo.

E poi tornando c’é un nuovo disco degli oneida da ascoltare come se non li avessi mai sentiti.

Soon.

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Svaccanza

Una settimana.

Non mi sono fermato da Agosto, quindi una settimana di Svaccanza me la prendo.

Impacchetto moglie e piccolo punk e si va al Mare.

Quello serio.

Se non mi piace troppo torno tra una settimana.

L’interruttore cerebrale verrà acceso nella modalità Bonobo tra secondi 10, 9, 8…

un ciddì: mamuthones – fear of the corner (Rocket recording,2018)

link: bandcamp

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adua

Domani  è la ricorrenza della battaglia di Adua.

Miserabile sconfitta e apoteosi di una campagna di guerra inutile, dannosa e ridicola.

Oggi ho fatto gli auguri ai miei colleghi e loro hanno risposto, anche a te anche se siete stati sconfitti.

Gli ho risposto che chi era stato sconfitto lo ha meritato. Molto meno lo hanno meritato i circa seimila esseri umani mandati al macello (molto poco volontariamente) e i circa 6000 etiopi che si difendevano.

E lo sconfitto, nonostante non sapesse usare le cartine geografiche ne é comunque uscito pulito. E comunque ne é uscito vivo.

E comunque io sono felice che la battaglia sia stata vinta dagli Etiopi.

Per quel poco che possa aver significato per l’Italia.

 

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angst

Avevo scritto ieri sera un post su Giovanni Lindo Ferretti, si un altro, questa volta cercando di capire se in realtà il suo piano rientri in una strategia accelerazionista.

Poi però stamattina ho deciso di cancellarlo.

Il post d stato sostituito da un senso di angoscia abissale come quello che forse provano gli abitanti di Wndsor in Canada quando sentono l’hum.

Ma io non sento nessun hum, sento gli strife.

Ma sono abbastanza sicuro che non sono loro la causa.

La causa è, o almeno ne sono sicuro al 99%, che non ho voglia di fare un cazzo, volgio andare in vacanza e voglio andarci lontano da qui.

Ho la nausea a sentir parlare di lavoro, di etiopia, di lavoro in etiopia e cosette così.

un ciddì: strife – witness a rebirth (6131,2012)

link: wikipedia

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