oggi così

Oggi tocca a voi, gruppi “indipendenti” italiani di stocazzo.

Indicapaci di suscitare emozioni aldilà del fastidio.

Uno cerca cerca cerca, ma poi basta, Uno si rompe le palle e va a trovare facilmente nelle produzioni non-nostrane.

Vi siete livellati.

Siete diventati l’equivalente del precariato. Aspettate il nuovo contratto.

Ammorbiditi.

Non vi incazzate, avete definitivamente ucciso il pogo, e lasciate il compito di fare i giovani ai vecchi, troppo facile.

Non sporcate, non disturbate e ve ne andate sempre pagando il conto.

Siete di una noia mortale.

Fa bene Miss Keta a rubarvi la scena, fanno bene gli elettroliti partenopei a catturare tutto il nostro interesse. Perché voi armati di chitarrine e tamburi non fate altro che farmi sbadigliare.

Avete rotto il cazzo.

Siete diventati quello che erano negli anni settanta i ragionieri grazie a Fantozzi. Ecco vi sto anche suggerendo il nome per una band.

I nuovi ragionieri.

Tanto manco nomi decenti alle band sapete dare.

Un nuovo film su un contemporaneo e ipotetico sfigato italiano avrà di sicuro come protagonista un cantante indie.

E vaffanculo.

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cortina

Stanotte ho sognato che nel cortile di mia nonna c’erano dei gatti.

Uno seduto.

Che fumava.

Con la sigaretta tra le unghie.

E se non aveva la sigaretta miagolava per chiederne una.

Stamattina mi sono svegliato con la puzza di fumo nel naso, la sentivo ovunque.

Poi sono uscito di casa.

C’era fumo ovunque, come un bancone di nebbia ovunque.

Oggi é un santo etiope che non so ché ma fattostà che in tutte le case etiopi si brucciano stoppie per tutto il giorno, dall’alba.

Sono contento che il sogno non volesse dire che volevo fumare una sigaretta…

 

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cazzo rotto

La mamma me l’aveva detto:

stai attento a non scivolare sulla gente viscida!

Però io poi mi butto a capofitto a lavorare e non guardo dove metto i piedi.

E di gente viscida ce n’é a iosa.

Ma il viscidume é superpartes, transrazziale, transclassi.

Poi certo ci sono diversi maestri in questo.

Gente che house of cards gli fa una sega.

Tipo gente che di nascosto mette mani al budget per farmi licenziare “per errore”

“Oh sai, ho sbagliato il budget e sfortunatamente non ci sono soldi per te e per il tuo supporto, quindi devi necessariamente anticipare tutte le scadenze!”.

“Certo!, la prima scadenza che anticiperò sarà quella dei miei venti giorni di ferie da prendere prima della fine di Gennaio, che mi spettano di diritto e che nessuno mi può togliere. Poi andrò dal capo per spiegargli di questa sfortunata disattenzione. Poi sai, ho un po’ di mal di pancia, quindi credo che andrò dal dottore per farmi prescrivere un po’ di riposo. Ma sono sicuro che con la tua simpatia e professionalità saprai senz’altro sopperire alla mia assenza. Ora scusa ma devo scrivere un post sul mio blog, attento a non scivolare quando esci dal mio ufficio.”

 

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sserts

Strano come lo stress al contrario diventi sert.

Mi reputo una persona razionale, dal background scientifico come sanno tutti quelli che passano di qua e come sa pure mio fratello immaginario.

Mi diletto a giocare con l’informatica e la programmazione, lavoro con gli alberi, li misuro, mi informo sulle cose da nerd che succedono nel mondo, e leggo roba da nerd spesso per distendermi.

Non credo in dio, nemmeno nelle sue forme piu animali.

Ma credo nei folletti del computer.

Quelli che quando hai scadenze lunedi, ti fanno crepare il tuo sistema operativo di venerdi pomeriggio.

Quelli che fanno sparire tutte le password, comprese quelle cambiate per non farti hackerare la mail del tipo: M1@Z1@S0pr@UnP3r0.

Quei folletti li, quei piccoli figli di puttana che vivono tra i circuiti integrati del pc.

Quelli che vedi solo quando sei sotto stress e quando hai bisogno di un sert appunto.

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pino

Ho lavorato per valutare la stabilità degli alberi di Roma per almeno due/tre anni.

Non di seguito, ma credo di aver fatto l’analisi di più di duemila piante in tutto.

Tra queste i fantastici pini.

I pini sono stati piantati a Roma durante il fascismo.

I pini hanno un apparato radicale non compatibile con la città.

I pini quando cadono ammazzano la gente.

Queste sono gia tre ottime ragioni per abbatterli tutti.

I pini di Roma cadranno tutti, uno dopo l’altro, a volte interi a volte a pezzi, a volte nelle giornate ventose a volte insapettatamente in una splendida giornata primaverile.

E ogni volta che un pino, cadendo, ammazzerà qualcuno o distruggera qualcosa, ci sara un ennesimo articolo giornalistico di nonsense e si prenderà ancora tempo prima di optare per l’unica soluzione possibile.

Anche quando sembrano belli sani con la chioma verde, voi vedete un bel pino di venti metri, io vedo una tonnellata abbondante di legno instabile con le radici compromesse.

E continueranno ad ammazzare la gente, i pini cadenti, nonostante pagine e pagine di relazioni pagate abbastanza bene all’epoca, che nessuno ha mai letto e leggerà mai. Documentazioni fotografiche, analisi visive, analisi strumentali. Tutto catalogato e depositato.

I pini sono parte del paesaggio di Roma, dice l’ufficio del paesaggio.

Invece, le lapidi sono parte del paesaggio del camposanto.

Continuate a giocare col paesaggio.

un ciddì: melvins – houdini (Atlantic, 1993)

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contemporaneo

È  complesso in queste grigie giornate d’inverno essere un uomo moderno.
Adattarsi a queste nuove tecnologie, alle mode che cambiano.

Fare senza Berlinguer ti voglio bene e senza Benigni.

Scordarsi di essere nati e cresciuti in un periodo dove non c’era internet ma c’era gigrobò e altre stronzate malinconicissime e tristissime che molti miei coetanei non rassegnati si divertono a ricordare.

Sempre.

Continuamente.

Noiosamente.

Per fortuna c’é la musica. Quindi insomma abbiamo avuto gli anni 70 e 80 ricchissimi di cantautorato per un 90% ridicolo, inutile e soprattutto noiosissimo e mal arrangiato e stonato.

Non mi mancava quel 90% così come non mi mancano i cazzo di anni 70, né gli 80 né i 90 né i 10.

Io vivo il mio 2017 discretamente felice, nonostante Trump, le sette degli antivaccinisti, i 5 stelle, il black metal e dimebag sottoterra, Manuel agnelli a xfactor  e tutto lo splendore e stupore che quest’epoca ci riserva.

Quindi insomma non riesco a capire nella maniera più assoluta perché nel 2017 deve esistere una cosa come andrea laszlo de simone.

Proprio no. Ci provo ma non ce la faccio. E credo non ce la farei nemmeno trentacinque anni fa, sono contemporaneamente coerente.

un ciddì: shintaro sakamoto – how to live with a phantom (2012)

link: discogs

…così giusto per spiegare la differenza tra un album pop di sapore 70 ma fortemente contemporaneo (che comunque non mi cala troppo) e un sacchetto di plastica con patate e uova chiuso  dimenticato in un frigo altrettanto chiuso e staccato dalla corrente dagli anni 70.

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dicorsa

E quindo ho deciso di rimettermi a corr…hahahaha.

No, non proprio corsa per ora, diciamo corsetta incerta da anziano che attraversa la strada, però sto meglio solo all’idea.

Quando ero in Congo mi sfiatavo in un attimo perché correvo al ritmo della techno. Qua mi sfiato subito per via dei 2400 metri di quota e per via dei quarantunanni.E ottanta chili.

Non vedo l’ora di portare il punk per motivarmi.

un ciddì: d’arcangelo –  audiovisual design (Rephlex, 2013)

link: discogs

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